Autotrasporto: il parco circolante italiano è il più vecchio d’Europa.

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Rinnovare il parco mezzi è un imperativo che non si può più disattendere: a dirlo, 13 associazioni dell’autotrasporto unite per far luce sulla necessità di rinnovamento.

Sicurezza e sostenibilità al primo posto. È questo il senso di un comunicato stampa congiunto diramato da 13 associazioni di categoria che fanno luce sullo stato dell’autotrasporto in Italia.

Un settore che ormai rischia di penalizzare l’intera logistica, se non si svecchia e non lo fa velocemente.
La triste verità italiana – ma anche altrove non sembra essere così diverso – vede le normative in materia ambientale sempre più stringenti, che rischiano di fermare il trasporto merci sia all’interno che fuori dalle città.

Il parco circolante italiano è il più vecchio d’Europa. 13 anni e mezzo l’età media dei veicoli, il cui 63,1%, superiori alle 3,5t, è ante Euro IV. Stiamo parlando di oltre 400mila veicoli e di altri 82mila che rispecchiano appena il 12,4% di veicoli Euro VI. Se il trend è questo, secondo gli autotrasportatori occorreranno oltre 17 anni per la loro sostituzione. Il dato più grave riguarda comunque la sicurezza, perché solo l’11,9% del totale dei veicoli è dotato di dispositivi come mantenimento di corsia e frenata autonoma di emergenza, obbligatori da oltre 3 anni.

Malgrado gli investimenti, non c’è consapevolezza sui rischi che il settore corre ogni giorno, perdendo punti importanti in sicurezza e sostenibilità. Nei confronti dell’autotrasporto c’è una percezione generale molto diversa dalla realtà, tengono a sottolineare le associazioni. Da circa 20 anni gli interventi sul settore mancano di strategie e di sostegno strutturale, molte piccole imprese hanno chiuso i battenti mentre le più grosse tendono a spostarsi all’estero a causa dei costi di gestione del lavoro e del carburante oltre che alla complessità della burocrazia e la pressione fiscale. In 10 anni lo Stato italiano ha perso oltre cento milioni di euro di gettito fiscale e l’occupazione nel settore ha registrato la perdita di quasi 140mila posti di lavoro. A beneficiarne, gli altri paesi che hanno rafforzato la loro logistica e tutto l’indotto.
E mentre in Italia ancora si discute su come suddividere eventuali risorse destinate all’autotrasporto, gli altri paesi europei definiscono le loro politiche di investimento su base continuativa. In Francia e Germania ad esempio il rinnovo dei parchi è possibile grazie a incentivi in ottica di sicurezza e sostenibilità ambientale: si offrono premi come il transito gratuito per due anni sulle autostrade ai veicoli che abbiano alimentazione alternativa. In Spagna e Germania è al vaglio un piano per la rottamazione degli ante Euro VI.

Davanti ad una mancanza di attenzione verso le problematiche che affliggono il settore da diversi anni, le associazioni si fanno allora avanti e congiuntamente richiedono alla politica di considerare il mondo dei trasporti per quello che è: strategico per il paese.
Ripristinare forme di sostegno destinate al rinnovo tecnologico del parco circolante del Paese deve essere un’urgenza, perché solo così il settore può ritornare ad essere competitivo nel panorama europeo, ma soprattutto più sicuro e meno dannoso per l’ambiente. È utile definire una strategia per l’economia italiana ed i tempi sono già maturi per fare qualcosa di più impattante sul futuro di un settore importante come l’autotrasporto.

Fonte: TCE MAGAZINE

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